La partenza dei coscritti nel 1866

Gerolamo Induno (Milano, 1825 – 1890)

La partenza dei coscritti nel 1866, 1878

Olio su tela, 134,5x200 cm

Firmato e datato a destra: “Ger.mo Induno 1878”

Milano, Museo del Risorgimento (deposito della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio)

Bibliografia: Folchetto 1878, pp.72, 82, 83; Morassi 1936, pp. 21-22; Nicodemi 1945, p. 34; Bologna 1975, n. 622, p.74; M. Bietoletti, , n.29, pp. 106 – 107;Mostra La Galleria delle Battaglie, la collezione Savoia di Palazzo Reale a Milano,2011, p. 52

 

Il dipinto è un intenso tributo pittorico alla storia degli umili e costituisce una delle più suggestive e popolari immagini che Vittorio Emanuele II volle assicurarsi per documentare i fatti risorgimentali nella Galleria della Battaglie di Palazzo Reale a Milano. L’opera ritrae la partenza dei volontari per la Terza guerra d’indipendenza. Essa è, a partire dal villaggio nel quale la scena è ambientata, un prezioso racconto di “tipi” ed espressioni di personaggi dai buoni sentimenti familiari. Un gran preziosismo descrittivo caratterizza tutta quanta la scena. I coscritti sono ritratti con verità e naturalezza, circondati da madri, figli che salutano, piangono, curiosano, nascondono il viso nel fazzoletto. Pare quasi immergersi tra la folla di astanti della “La partenza di Garibaldi da Quarto” opera dello stesso Induno del 1860.

Il messaggio patriottico è reso e ribadito dal festoso tricolore  che sventola al centro del gruppo. Sulla destra, sul sagrato della chiesa parrocchiale tre uomini osservano la partenza: il sindaco al centro espone il proprio discorso, il curato lo sostiene alle spalle, l’altro personaggio, un “aggiunto comunale” pare esser fiero di partecipare alla cerimonia. I coscritti, pur costretti a partire, mostrano gioia ed entusiasmo nel dover combattere per il proprio paese. Lo stesso Induno commentando il proprio dipinto afferma che la partenza, raffigurata in quest’opera non è una delle solite partenze, poiché i coscritti in questo caso partono con la benedizione del sindaco, veterano di guerra, risvegliato dalla nuova chiamata alle armi, carico di entusiasmo e vecchi ardori che riesce a trasmettere ai militari in partenza. Il terzo personaggio, un maestro di scuola, appare umiliato e atterrito dall’eloquenza del sindaco di vecchio stampo. I giovani coscritti dunque partono infiammati dalla memoria delle glorie passate. La Chiesa osserva, muta e combattuta. Il rappresentante della pubblica cultura ammutolisce. Le donne piangono, consapevoli delle funeste conseguenze e come in ogni dipinto degli Induno risaltano contrasti ideologici con la pietà della sofferenza umana nella tipica e toccante atmosfera carica di affetti familiari e di ideali patriottici. Un paesaggio campestre di un villaggio brianzolo ed una chiesetta rurale fanno da sfondo all’intera scena. La scuola e la casa parrocchiale rendono maggiormente “intima” e “familiare”una scena già carica di tenerezza  e tristezza. La resa pittorica e cromatica è sobria, controllata, ad eccezione del tricolore centrale.

Nel 1881 il pittore presenta presso l’Esposizione nazionale di Parigi una seconda versione dell’opera, quasi identica, oggi conservata presso il Civico museo di Vercelli. Il grande evento nazionale gli riserva un’intera sala,  a testimoniare la grande popolarità che opere di soggetto simile godono sin dalla loro comparsa. Vi è ancora  il dubbio se si tratti di quest’opera stessa o di una seconda versione simile alla prima ma di dimensioni leggermente minori.