Il Bullettino del giorno 14 luglio 1859 che annunziava la pace di Villafranca

Domenico Induno (Milano,1815 – 1878)

Il Bullettino del giorno 14 luglio 1859 che annunziava la pace di Villafranca, 1862

Olio su tela

182x286cm

Firmato e datato a destra

“Domenico Induno/1862”

Milano, Museo del Risorgimento, in deposito dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano”.

Bibliografia: Esposizione delle Opere 1862, p.9; Filippi 1862, p.478; Rovani 1862, p. I; Illustrazione storico artistica 1863, pp. 52 -53; Massarani 1907, p.13; Morassi 1936, p.9; Nicodemi 1945, p. 29; Bietoletti 1991, pp. 80-81; Mazzocca 1991, p.141; L.Pini 2002, p.124; S. Zatti 2005 p.274; S.Regonelli, in Ottocento 2008, n.56, p. 204. S. Zatti , in 1861. I Pittori del Risorgimento 2010, vol.I pp. 148 – 149.

 

Cosi’ Domenico Induno descrive l’opera in una lettera: “ E’ il giorno 14 luglio 1859, in cui venne a Milano di sorpresa la notizia della pace di Villafranca; io voglio raggiungere l’impressione che fece nel popolo e non già l’atto ufficiale. E’ in una osteria di porta dove sono riuniti a convegno una parte di popolo di ogni condizione, operari, militari francesi ed italiani e volontari, signori e poveri d’ogni sesso. Come sapete regna in quei momenti una più o meno fratellanza. E nel mentre dunque che un monello girovago venditore ha spacciato a quella comitiva i bollettini che portano tale notizia, succede un movimento generale, ed in seguito una viva discussione sulla nuova fase che prendeva la cosa pubblica. Tutti vi prendono parte…”

 

Il dipinto offre un’immagine immediata e diretta delle reazioni di un gruppo eterogeneo di persone al di fuori di un’ osteria fuori porta alla notizia dell’accordo stipulato a Villafranca tra l’Imperatore francese Napoleone III e il sovrano austriaco Francesco Giuseppe, sconfitto nelle battaglie di Magenta, Solferino e San Martino. Il cortile della trattoria pare una quinta scenica ornata da una miriade di dettagli di genere. Strilloni appesi al muro, lampade con le effigi di Vittorio Emanuele, rami rampicanti di edera e un balcone con un tricolore che spunta sulla destra. La mole del Duomo domina sullo sfondo. L’annuncio provoca tristezza e amara delusione nei vari personaggi che Domenico Induno ama ritrarre sempre nei minimi dettagli con semplicità,naturalezza, spontaneità. Imprecazioni, gesti istintivi, lacrime, sguardi cupi aleggiano in tutto il gruppo. La delusione di coloro che credevano nell’alleanza francese è evidente. Essi avvertono il trattato come un tradimento verso il patriottismo e l’eroico sacrificio italiano e vedono sfumare ancor una volta il sogno di una nazione unita. L’armistizio prevede la sospensione del conflitto e Venezia rimane in mano agli stranieri.

Il dipinto è presentato da Domenico Induno all’Esposizione braidense nel 1862, la stessa in cui il fratello Gerolamo espone La battaglia di Magenta. Il critico Giuseppe Rovani coglie la svolta e l’apporto innovativo dell’interpretare e cogliere ogni singola figura. Egli afferma infatti: “La pittura di genere seppe trovare il modo di mettersi a paro con gli intenti della pittura storica”.

L’accoglienza della pittura di di Domenico Induno fu ufficializzata  dallo stesso Vittorio Emanuele II che acquisto’ l’opera per la Galleria delle Battaglie di Palazzo Reale a Milano.