Bozzetto per il quadro “La posa della prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele in Milano”

Domenico Induno

(Milano 1815-1878)

Bozzetto per il quadro “La posa della prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele in Milano”, 1867 ante

Olio su tela, cm 58,5x74

GAM 1111

Provenienza: Galleria d’Arte Moderna di Milano. Acquisto da Eugenio Stoppani, 1908

 

Bibliografia: M. Bezzola, G. Nicodemi, 1939, ….; L. Caramel, G. Pirovano, 1975, n. ….

 

 

Si tratta del bozzetto preparatorio per il dipinto La posa della prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele in Milano, datato 1867, di proprietà della Galleria d’Arte Moderna ed oggi esposto presso il Museo di Milano, realizzato dal pittore milanese Domenico Induno a celebrazione dell’episodio dell’apertura ufficiale dei lavori per la Galleria Vittorio Emanuele, avvenuta il 7 marzo 1865 alla presenza del re Vittorio Emanuele II, dell’architetto Giuseppe Mengoni, del generale Lamarmora, dei principi Amedeo e Umberto e del sindaco Antonio Beretta. La monumentale Galleria, ad opera della City of Milan Improvement Company nonché committente del dipinto, terminata solo nel 1877, veniva identificata quale simbolo del neonato Regno d’Italia, per l’imponenza della cupola, la modernità dei materiali impiegati e le importanti decorazioni scultoree e musive che la ornavano. La composizione dell’Induno ben descrive questo solenne momento che vedeva la presenza, accanto alle massime cariche politiche, della cittadinanza milanese, ritratta dal pittore nel concitato momento in cui dagli spalti tenta di trovare riparo per fuggire alla tempesta di neve che si sta abbattendo sulla città, in contrapposizione alla “rigidità” delle figure in primo piano. Rispetto al dipinto finale, il bozzetto risulta alquanto più animato: non solo per la confusa commistione di popolo, autorità e militari che pervade la scena, ma anche per la presenza di sedie e resti di materiali vari che, a causa del forte vento, paiono precipitare verso l’osservatore. La difficile condizione climatica pare giovare alla scena, così che l’artista “ha tratto profitto dal cielo invernale, pallido e chiuso, per creare un effetto tranquillo, e poter così copiare spade e spallini e le poche uniformi splendide alla luce riposata del suo studio” (Rondani, 1873, p. 75). La scrupolosa attenzione per il dettaglio, si manifesta inoltre nell’abbozzo della città sullo sfondo, dal quale emerge chiara la sagoma del Duomo e lo spazio vuoto aperto nella vecchia via dei Due Muri, tra il Duomo e piazza della Scala, emblemi della nuova città.