L’eccidio della famiglia Tavani – Arquati

Carlo Ademollo (Firenze 1825 – 1911)

L’eccidio della famiglia Tavani – Arquati

1880 circa

Olio su tela

Cm 253x413

Milano,Museo del Risorgimento

Bibliografia: A.M.Bessone Aurelj, 1915, p.4;G. Bologna,1975,p.74; M.Brignoli, D.Massagrande, S.Schiffini, 1982; Pittori e soldati del Risorgimento, Torino 1987, p.156.

L’opera di Ademollo ritrae un fatto realmente avvenuto a Roma il 25 ottobre 1867. Sul Lungotevere della Lungara in Roma, nel lanificio Ajani, un gruppo di rivoluzionari lavora a preparare cartucce. Un arma per errore esplode mentre passano una pattuglia di gendarmi e due zuavi. La forza pubblica interviene immediatamente colpendo ed uccidendo Francesco Arquati, la moglie Giuditta Tavani e tre figli più altri cinque repubblicani. Il clima politico in cui l’episodio si svolge si inquadra nella lunga ostinazione ed illusione di Giuseppe Garibaldi che nelle città potesse nascere una grande sollevazione popolare.

Il fatto ebbe enorme risonanza e Ademollo , che alla sfortunata campagna del 1867 aveva partecipato, non si lasciò sfuggire l’occasione di trasferirlo in dipinto.

L’impianto del quadro, dalle grandi dimensioni, armonizzato in equilibrati accordi cromatici è severo. Esso pare scandito in zone simmetriche. La figura del carabiniere, ritratto di spalle, divide in due parti uguali il dipinto. Di fronte al dramma consumato, il gruppo sulla parte destra dell’opera è colto da sconcerto e curiosità. Emergono la figura del curato, del ferito bendato sull’ occhio sinistro, tre carabinieri con fucili in pugno, tutti avvolti da tinte più accese rispetto al resto dell’opera. I tre corpi esanimi sul pavimento, costituiscono il punto focale dell’intera composizione. Una maestosa tragicità ed una forte carica di commozione pare avvolgere il corpo della donna distesa sul pavimento che cinge il figlio. Il fanciullo sembra quasi dormire sereno tra le braccia della madre. Entrambi sono agghindati in abiti eleganti. Il corpo della donna potrebbe esser un richiamo all’ opera “Trasteverina uccisa da una bomba” di Gerolamo Induno del 1850. Eleganza e compostezza caratterizzano sia la posa della Trasteverina di Induno sia delle vittime dell’eccidio ritratte da Ademollo. Nella Trasteverina una spiazzante compostezza ed una armoniosità della posa quasi stride con la violenza della morte. In Ademollo il gesto estremo della madre che stringe il braccio del figlio acuisce la drammaticità di tutta la scena.

Carlo Ademollo nel 1838 è studente dell’Accademia fiorentina di Belle Arti, allievo di Bezzuoli. Lo studio del paesaggio lo appassiona assieme alla pittura di storia fin dalla sua formazione. Partecipa nel 1859 alle Batttaglie di Solferino e San Martino. La sua fama è legata a dipinti di soggetto storico. Celebre l’opera “Incontro di Garibaldi con Vittorio Emanuele II a Teano”. Nel 1866 riceve dal re la nomina di “Pittore dell’Armata Italiana”. E’ tra le file dei volontari toscani nel 1867, in occasione dell’impresa garibaldina culminante con gli episodi di Mentana e Villa Glori. Con il dipinto la Breccia di Porta Pia consacra la sua fama di pittore ufficiale delle glorie risorgimentali.