Giardino

Ricco di suggestioni, di memorie storico-artistiche, di essenze rare e di alberi secolari, il parco di villa Mylius Vigoni è senza dubbio uno dei giardini romantici meglio conservati di Lombardia. Inizialmente il parco univa, in una armonica coesistenza, ampie zone agricole per la produzione di olio, vino, frutta e gelso, a un vasto giardino ornamentale affacciato sugli splendidi prospetti panoramici del lago di Como.

L’improvvisa morte di Giulio, giovane ed unico figlio del proprietario, Enrico Mylius, segnò a fondo la natura della parte a giardino, non più esclusivamente luogo di delizia, ma soprattutto luogo in cui lo spirito potesse dedicarsi alla contemplazione e alla memoria. Nel 1831, infatti, Mylius vi fece erigere un tempietto in ricordo del figlio.

L’architetto fu Gaetano Besia; all’interno furono collocati due bassorilievi, la Morte di Giulio, di Pompeo Marchesi (1832) e la Nemesi di Bertel Thorvaldsen (1834 ca.), sull’esterno fu collocata una lapide al cui testo Nella rimembranza / tranquilla di una / sofferta sciagura non / si estingue il dolore / ma si converte in un / soave sentimento, concepito come una naturale didascalia a tutta la proprietà, collaborò Alessandro Manzoni.

Il successivo riordino del parco fu affidato nel 1855 all’architetto milanese Giuseppe Balzaretti. Egli sviluppò un grande impianto scenico a partire dal nucleo già esistente: sfruttando la naturale morfologia del luogo, a forma di anfiteatro, ideò una serie di cannocchiali rivolti a monte verso i punti più significativi, come il tempietto, le statue e alcuni gruppi di piante. Così il visitatore, percorrendo un itinerario ellittico, da una sorta di palco naturale poteva godere, allora come anche oggi, della vista di monumenti e scorci paesaggistici; viceversa, salendo sui vialetti, come da virtuali spalti, poteva ammirare il superbo panorama del promontorio di Bellagio.