Giardino

Bisogna cercare il gusto per il giardino di Ludovico Barbiano di Belgiojoso nei paesaggi attraversati nel corso di una lunga carriera di diplomatico. Giurista, militare, ministro plenipotenziario alla corte in Svezia, in Inghilterra poi nei Paesi Bassi per tornare poi alla corte di Vienna, Belgiojoso divenne uno dei più brillanti esponenti dell’anglomania che, a partire dall’Algarotti e dal Baretti, tanto caratterizzò la cultura italiana del Settecento.

All’inglese è il giardino che chiese di progettare a Leopoldo Pollack per la sua Villa neoclassica, gia affacciata su uno dei più bei giardini milanesi, quello di Porta Orientale, progettato da Piermarini. Alla realizzazione del giardino della Villa, concorrono il gusto di Belgiojoso, l’abilità di Pollack e le competenze del conte Ettore Silva, autore di un celebre trattato sull’argomento (Dell’arte dei giardini inglesi, 1801). In contrapposizione agli schemi compositivi italiani e francesi, che imponevano forme ortogonali e modellati forzati delle piante e dei cespugli, il giardino di Belgiojoso vuole suscitare nel visitatore l’emozione della natura libera, pittoresca e misteriosa, dove le forme della vegetazione creano un imprevedibile dispiegarsi di vedute e scorci suggestivi. La variazione, che è manifestazione della natura, in realtà nasconde l’intervento dell’uomo; gli arbusti e gli alberi sono accostati sapientemente in modo da valorizzare il contrasto cromatico tra le oltre 55 specie arboree.

Il giardino affascinò gli ospiti del conte, tra questi la marchesa Margherita Boccapaduli Sparapani Gentili, compagna romana di Alessandro Verri, che così lo descrive: "vi sono tempietti, pagode, cadute d’acqua del Naviglio, una torretta rustica, che finge carcere, un’isoletta con ponte levatoio con varie statue ed iscrizioni, coffe house, boschetto ed alcune altre graziose cosette".
Il giardino Belgiojoso divenne ben presto luogo per sontuose feste all’aperto, famose per i giochi di luce e per i fuochi d’artificio.