Edificio

La scarsa documentazione relativa al periodo di costruzione rivela che il maestoso edificio venne eretto al posto di un antico casale, in una posizione scelta per il grande impatto scenografico che avrebbe potuto assicurare alla dimora.

La testimonianza iconografica più rilevante dell’epoca è costituita dalle tavole illustrate da Marc’Antonio dal Re nel suo Ville di Delizia, pubblicato nel 1743, dalle quali appare evidente l’iniziale impostazione architettonica dell’edificio, basata sui tradizionali canoni del barocco lombardo.

Lo straordinario impianto scenografico è frutto di una rigorosa distribuzione simmetrica di spazi ed elementi architettonici e decorativi su diversi livelli, dall’ingresso a lago della proprietà fino alla sfarzosa corte posteriore.

Quando nel 1801, Giovanni Battista Sommariva, viene in possesso della villa di Tremezzo, apporta quelle modifiche che conferiscono all’edificio l’aspetto attuale: l’aggiunta in facciata, sopra il cornicione, di una balaustra con orologio centrale, la conclusione dell’originario motivo a lesene con sette pinnacoli a forma di vasi stilizzati, la trasformazione della grande finestra in facciata e delle due sui fianchi in logge col balcone, la demolizione di alcuni edifici rustici circostanti.

Anche l’interno subisce importanti modifiche con l’eliminazione degli arredi e delle decorazioni barocche a favore di spazi e di una sobrietà più consona alla funzione museale che il Sommariva aveva progettato per la sua dimora.
I successivi proprietari, i Sassonia-Meiningen, mantengono inalterato il prospetto dell’edificio, dedicandosi piuttosto ad arricchire l’apparato decorativo interno in gusto neo rinascimentale, con l’intervento di non meglio precisati artisti tedeschi, ai quali cui si devono le decorazioni della galleria monumentale con grottesche e scene mitologiche, e di Ludovico Pogliaghi e del suo atelier a cui vanno ascritti gli ultimi interventi decorativi sull’edificio, realizzati nel primo decennio del Novecento.