Giardino

Il giardino della  casa Taverna - poi  Palazzo Isimbardi – era la parte più cospicua dell’insediamento, tanto da denotare la via contigua: oggi via Vivaio. All’inizio dell’Ottocento il giardino, ancora all’italiana, si estendeva sino agli orti dei Cappuccini e un rampollo degli Isimbardi, appassionato di scienze naturali e di botanica, lo arricchì con essenze esotiche tra le quali permangono una magnolia e un ginko biloba, mentre sul lato verso i bastioni, durante la piantumatura degli stessi,  vennero collocati dei platani dei quali oggi due sopravvivono quasi bicentenari.

Vi è testimonianza di uno scambio di lettere e di essenze tra l’Isimbardi e Alessandro Manzoni, cugini per parte materna: alcune piante del giardino di Brusuglio sono dunque provenienti dal giardino di via Vivaio. Durante le Cinque Giornate, i patrioti tentarono un assalto dal giardino al confinante Palazzo del Governo, per questo il Radetzky sanzionò poi pesantemente gli Isimbardi. Così, dopo il 1848 la famiglia  dovette vendere al nobile Barozzi tre quarti del giardino, area dove poi sorse l’Istituto dei Ciechi. Quanto rimase fu ridisegnato all’inglese con una collinetta artificiale, perse poi ulteriore superficie con la costruzione degli uffici provinciali terminata nel 1940. Fu poi ancora danneggiato dai bombardamenti anglo-americani che miravano al bunker edificato durante la guerra quale rifugio del governo repubblichino. La sera del 25 aprile 1945 Mussolini fu visto penetrare ,da una porticina di collegamento col contiguo giardino della prefettura, nel giardino  di Palazzo Isimbardi dove lo attendeva una Fiat 500, mentre il convoglio ufficiale partiva dalla prefettura.