Edificio

Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, venne costruito a partire dal Quattrocento, forse da membri delle famiglie dei Simonetta di Calabria e dei Della Scala di Verona (G.SOLMI, La nuova sede dell’Amministrazione Provinciale di Milano, in Milano, 1941).Venne poi in possesso dei Pallavicino i quali nel 1552 lo vendettero al conte Francesco Taverna, che ne fece la propria residenza estiva promuovendo lavori di ampliamento e di abbellimento.

Nel 1731 venne venduto alla famiglia Lambertenghi che si preoccupò della ristrutturazione degli ambienti interni e dell’ampliamento della facciata esterna, costruendo due ali ai lati dell’edificio originario. Anche il balconcino in facciata sopra il portone, così come il portone e le cornici delle finestre fanno parte di questo adeguamento rococò.

Solamente nel 1775 l’edificio passò alla famiglia Isimbardi. Gian Pietro Camillo Isimbardi, che ricoprì incarichi politici nella Milano napoleonica, fece del palazzo un centro di studi e di raccolte scientifiche: accanto alla biblioteca, ricca di opere letterarie e scientifiche, vennero allestiti un gabinetto di mineralogia, una raccolta di strumenti nautici antichi e di carte per la navigazione.

Nel 1817 i fratelli Alessandro e Luigi Isimbardi intrapresero opere di consolidamento dell’edificio che coinvolsero il balconcino barocco, la soglia e le strutture del casino. Pietro Isimbardi, consigliere comunale dal 1825 al 1829, fece rifare la facciata verso il giardino dall’ architetto Giacomo Tazzini, collaboratore di Luigi Canonica, che mise mano anche alla riorganizzazione del parco: esso si modellò "all’inglese" e fu dotato, secondo il gusto romantico, di luoghi nascosti, di una collinetta artificiale e di grotte. Anche il cortile cinquecentesco subì importati modifiche, quali l’inserimento di colonne e la copertura del selciato con una nuova pavimentazione a "rizzarda", mentre venne rimosso il pozzo centrale.

La ristrutturazione coinvolse anche gli ambienti interni: sale, salotti e gallerie vennero decorati con stucchi e dorature. Sul finire dell’Ottocento, Luigi Isimbardi incaricò il capomastro Michele Galli di soprelevare le due ali laterali di un piano, modificando l’assetto settecentesco. Vennero anche introdotti due balconcini laterali per equilibrare quello barocco centrale. Fu proprio allora che l’edificio assunse l’aspetto attuale.

Nel 1908 gli Isimbardi si estinsero e il palazzo, in virtù di legami di parentela, tornò ai Taverna ma, dopo appena un decennio, venne venduto all’industriale Franco Tosi. Nel 1935 la Provincia di Milano acquisì l’immobile come sede di rappresentanza.I lavori di restauro vennero affidati all’architetto Ferdinando Reggiori che recuperò il cortile cinquecentesco originario ed i lacerti delle pitture delle pareti del sottoportico con motivi ornamentali vegetali e architettonici.

I gravi danni provocati dall’ultima guerra, soprattutto nella parte verso il giardino, comportarono a partire dal 1950 un pesante intervento di recupero (C.TOTI, Palazzo Isimbardi, Provincia di Milano, Milano, 1980).