Giardino

La Villa Reale di Monza, oltre che per le vicende storico-artistiche, è nota per gli splendidi giardini che le fanno da corona e per il Parco, di cui i Giardini della Villa Reale rappresentano il momento paesaggisticamente e botanicamente più denso.
I Giardini, ideati dal Piermarini come “Imperial Regji Giardini” in uno con l'edificio negli anni Ottanta del Settecento, dopo la loro congiunzione al Parco, istituito nel 1805 per volere del Vicerè d'Italia E. Beauharnais, subiscono una serie di trasformazioni dettate dal cambiamento di gusto operato nella società dalla cultura romantica e, in particolare, dalle novità nel campo dell'architettura dei giardini portate in Italia dal conte Ercole Silva, primo sperimentatore delle nuove suggestioni del giardino di paesaggio nella sua villa di Cinisello, nei dintorni di Milano. La trasformazione dei giardini di Monza in senso paesaggistico sarà definitiva ed è quella che in larga parte si può ancora ammirare nel lato di levante della Villa Reale.
Ai lati della cosiddetta “corte d'onore” sul fronte a ponente sono situati due giardini coronati da serre, un tempo funzionali alla coltivazione delle piante rare e utili e oggi ancora presenti ma trasformate ad altri usi. Uno di questi giardini ospita il roseto “Niso Fumagalli”, visitabile gratuitamente nella bella stagione. La parte di giardino posta sul lato meridionale dell'edificio conserva una sistemazione con reminiscenze di stile francese, fatto di spazi aperti ampi e geometrizzanti. E' unito alla città da un grande spazio verde dalle geometrie precise e fittamente alberato: i Boschetti Reali.
Come ricordato, è nella parte orientale che i giardini si presentano con una scenografia grandiosa e angoli realizzati per evocare memorie storico-artistiche e scenari naturali ricchi di suggestione. Sono presenti tutti gli elementi tipici del giardino di paesaggio: finte rovine gotiche, il tempietto neoclassico affacciato su un laghetto dalle rive mosse e boscose, grotte e anfiteatri di rocce disegnanti piccoli paesaggi, il cosiddetto “giardino cinese”, l'arboreto, solo parzialmente conservato e infine, vero elemento unificante, l'acqua, che attraversa a più riprese il giardino formando cascate, rogge, invasi di varia tipologia.
I Giardini occupano una superficie di oltre 35 ettari, tutti liberamente visitabili in tutti i giorni dell'anno. Percorrendone i vialetti o attraversandone i prati, si possono trovare esemplari arborei appartenenti a numerosi generi e specie.
Pur non essendo un tradizionale orto botanico, i Giardini Reali presentano una ricchezza botanica che è il lascito dei governanti che si sono avvicendati e che sono stati accomunati dalla passione botanica – Beauharnais, Rainieri – e dei famosi giardinieri che si sono presi cura dei Giardini nel corso dell'Ottocento, tra i quali spiccano i nomi di Villoresi, Rossi, Manetti, che ci hanno lasciato il catalogo delle collezioni botaniche.
Tutte le piante dei Giardini Reali sono censite e georeferenziate, è così possibile condurre ricerche sistematiche attraverso database collegati a mappe territoriali. Per i visitatori è già possibile individuare i diversi generi botanici delle piante arboree attestati nei giardini seguendo un percorso botanico predisposto dall'Amministrazione Parco. Dai Giardini si accede direttamente al Parco dove, in una dimensione di maggiore scala, si possono percorrere itinerari tra la natura e l'arte che ne mostrano l'impronta ottocentesca, che tuttavia convive con le strutture tecniche e gli impianti sportivi aggiunti nel corso del Novecento, la cui integrazione ha spesso posto problemi di compatibilità estetica e ambientale.